Sarawi

confine

Editoriale. El País (01/03/2017). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

La recente escalation nel Sahara Occidentale tra il Marocco e il Fronte Polisario mette in evidenza il precario equilibrio sul quale poggia la pace in una regione fondamentale per la stabilità del Maghreb e per la sicurezza in Europa.

La manovra del re del Marocco, Mohammed VI, che prima dei fatti di Guerguerat (al confine con la Mauritania) ha deciso di informare al segretario generale ONU Antonio Guterres sulla pericolosa situazione nella quale versava la zona, ha di certo contribuito a far calmare le acque, almeno per ora. Le truppe dell’esercito marocchino e i combattenti del Fronte Polisario erano divise da appena 120 metri di terra, una prossimità che aumentava le probabilità di uno scontro armato in violazione di un cessate il fuoco che è in vigore dal 1991.

L’aspetto positivo, secondo le Nazioni Unite, è che il Marocco ha ritirato i suoi militari dall’area oggetto di tensione in maniera unilaterale. Adesso bisognerà sollecitare il Fronte Polisario affinché ritiri tutti i suoi elementi armati dalla fascia di 5 km e permetta di ripristinare il traffico commerciale nella zona.

Questa crisi non fa altro che rimarcare il fatto che non si può prolungare questa disputa all’infinito sul futuro del Sahara Occidentale e che la mediazione delle Nazioni Unite è tanto necessaria quanto efficace per raggiungere una soluzione stabile e duratura nel quadro del diritto internazionale. Così come ribadito dall’ONU – come accettato dalle parti nell’accordo del1991 – la soluzione al conflitto passa attraverso l’organizzazione di un referendum sotto la supervisione della Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO). In attesa di quel momento, che la comunità internazionale deve assolutamente promuovere, le parti dovranno mostrare la massima moderazione.

I punti di vista e le opinioni espressi in questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Arabpress.euEditoriale. El País (01/03/2017). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

La recente escalation nel Sahara Occidentale tra il Marocco e il Fronte Polisario mette in evidenza il precario equilibrio sul quale poggia la pace in una regione fondamentale per la stabilità del Maghreb e per la sicurezza in Europa.

La manovra del re del Marocco, Mohammed VI, che prima dei fatti di Guerguerat (al confine con la Mauritania) ha deciso di informare al segretario generale ONU Antonio Guterres sulla pericolosa situazione nella quale versava la zona, ha di certo contribuito a far calmare le acque, almeno per ora. Le truppe dell’esercito marocchino e i combattenti del Fronte Polisario erano divise da appena 120 metri di terra, una prossimità che aumentava le probabilità di uno scontro armato in violazione di un cessate il fuoco che è in vigore dal 1991.

L’aspetto positivo, secondo le Nazioni Unite, è che il Marocco ha ritirato i suoi militari dall’area oggetto di tensione in maniera unilaterale. Adesso bisognerà sollecitare il Fronte Polisario affinché ritiri tutti i suoi elementi armati dalla fascia di 5 km e permetta di ripristinare il traffico commerciale nella zona.

Questa crisi non fa altro che rimarcare il fatto che non si può prolungare questa disputa all’infinito sul futuro del Sahara Occidentale e che la mediazione delle Nazioni Unite è tanto necessaria quanto efficace per raggiungere una soluzione stabile e duratura nel quadro del diritto internazionale. Così come ribadito dall’ONU – come accettato dalle parti nell’accordo del1991 – la soluzione al conflitto passa attraverso l’organizzazione di un referendum sotto la supervisione della Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO). In attesa di quel momento, che la comunità internazionale deve assolutamente promuovere, le parti dovranno mostrare la massima moderazione.

http://elpais.com/elpais/2017/02/28/opinion/1488301092_387118.html

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