Libia guerra civile continua

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L’Esercito Nazionale Libico (LNA) del maresciallo Khalifa Haftar si aggiudica un altro successo nella “battaglia del Fezzan” combattuta nella regione desertica meridionale libica contro le milizie di Misurata e i loro alleati legati indirettamente al governo riconosciuto dalla comunità internazionale di Fayez al-Sarraj.

Ieri le truppe di dell’uomo forte del governo laico di Tobruk, il generale Khalifa Haftar, hanno conquistato la base aerea di Al-Jufra, 500 chilometri a sud di Tripoli e i centri di capoluogo Hun e Sukna, cittadine fra i 30 mila e i 10 mila abitanti e situati a circa 250 km in linea d’aria a sud di Sirte, dove sono state trovati depositi di munizioni e veicoli. LNA controlla ora i centri nevralgici militari del Fezzan dopo che il 25 maggio le truppe di Haftar avevano preso il controllo della base aerea di Tamenhant vicino a Seba.

I successi conseguiti nelle ultime 48 ore dalle truppe di Haftar sono ancora più rilevanti se verrà confermata l’assenza di una resistenza organizzata all’offensiva che apre alle truppe di Tobruk la strada per attaccare da sud Tripoli e Misurata.

“Al-Jufra è sotto il nostro controllo. In effetti tutto il sud è sotto il nostro controllo”, ha dichiarato all’ANSA il colonnello Ahmed Almesmari, portavoce delle Forze armate libico arabe confermando che la conquista è avvenuta “senza incontrare alcuna resistenza”.

Lybian EXpress LNA firce Jufra.

La base aerea di Al Jufra fornisce “una copertura per colpire una gran parte della Libia occidentale” ricorda il sito Libya Herald.

I media locali hanno riferito invece di una dozzina di morti nei combattimenti per la presa di tre centri del distretto del Jufra situati circa 250 chilometri a sud di Sirte. Ad opporsi all’avanzata del generale, in corso da mesi nel centro-sud della Libia, sono state soprattutto le “Soraya Difaa Benghazi” (Brigate di difesa di Bengasi, Bdb) combattenti jihadisti già cacciati da Bengasi e ritiratisi nel sud dopo aver partecipato a un’offensiva fallita per riconquistare i terminal petroliferi del Golfo di Sirte.

Come ha confermato il colonnello Almesmari l’offensiva dell’LNA punta ora a nord-ovest, su Bani Walid, città a soli 140 chilometri da Tripoli dove sono insediati molti miliziani dello Stato Islamico fuggiti da Sirte che in quella città nei giorni scorsi hanno scatenato scontri con le milizie tribali locali.

L’offensiva dell’LNA gode dell’appoggio delle forze aeree messe in campo dagli Emirati Arabi Uniti, dai consiglieri militari russi e dell’Egitto che nei giorni scorsi ha più volte bombardato Derna, roccaforte jihadista sulla costa della Cirenaica, ufficialmente per unire i gruppi islamisti locali considerati dal Cairo i mandanti della strage di egiziani cristiani copti a Minya, rivendicato dallo Stato Islamico.

Mentre Haftar rafforza le sue posizioni appare invece sempre più instabile quella del premier del governo di unità nazionale (GNA), Fayez al-Sarraj (nella foto sotto) dopo gli scontri dei giorni scorsi a Tripoli tra milizie a lui fedeli e quelle legate all’ex premier Khalifa Ghweil, sostenuto dai Fratelli Musulmani e altre milizie islamiste.

Il 1° giugno milizie filo-GNA hanno preso possesso dell’aeroporto di Tripoli, in gran parte distrutto nel 2014, dopo che i gruppi rivali che controllavano il sito l’hanno abbandonato.

Libya's UN-backed Prime Minister-designate, Fayez al-Sarraj, flanked by members of the presidential council, speaks during a press conference on March 30, 2016 in the capital Tripoli. Fayez al-Sarraj arrived in Tripoli following months of mounting international pressure for the country's warring sides to allow him to start work. / AFP PHOTO / STRINGER

“E’ l’inizio della costruzione dello stato, delle istituzioni, della legge”, s’è rallegrato il generale Najmi al Nakua, capo della Guardia Presidenziale. L’Aeroporto di Tripoli, a sud della capitale, è stato fortemente danneggiato dai combattimenti mortali che hanno avuto luogo nell’estate 2014, quando le milizie di Fajr Libya (Alba della Libia, alleanza guidata da Ghweil) s’erano impadronite della capitale, installandovi un governo diretto da Khalifa Ghweil.

Lo scalo è stato finora controllato da forze leali a Ghweil, che era stato rimosso l’anno scorso con la formazione del Governo nazionale d’unione sotto egida dell’Onu, ma aveva rifiutato di cedere il posto. A febbraio Ghweil aveva annunciato la riapertura prossima dell’aeroporto dopo ampi lavori di ricostruzione. Lo scorso venerdì le forze leali a Ghweil hanno tentato per l’ennesima volta senza successo di riprendere le posizioni nel centro della città dove la tensione resta alta.

Foto AFP, EPA e Lybian Express