I commercianti di schiavi

Prima le spinte d’ordinanza. Poi i pugni senza complimenti, anche alle donne e ai bambini ,figli e mogli e madri dei manifestanti intervenuti alla manifestazione per rappresentare la disperazione delle famiglie lasciate sul lastrico solo perche si sono permessi di contestare i modi schiavisti dei padroni dello stabilimento. Infine hanno spianato i taser, gli storditori elettrici. Ieri intorno alle 10.30, nello stabilimento più grande d’Europa della Coca Cola (450 dipendenti), la vertenza sindacale è stata “risolta” così dagli addetti alla sicurezza privata.

È l’ultima manifestazione di una protesta che da settimane fa pessima pubblicità al logo della bevanda planetaria. Si tratta della lotta avviata da Adl Cobas con i lavoratori della logistica interna, per lo più migranti. Sciopero l’8 marzo e presidi davanti ai cancelli di via Molino di Sopra; occupazione del tetto della fabbrica con i carabinieri in assetto anti-sommossa; un corteo l’11 marzo dalla chiesa al municipio (per la prima volta in 42 anni di presenza della Coca Cola a Nogara). Adl Cobas difende 14 “esuberi” fra cui 12 iscritti al sindacato, compresi due delegati della Rsu. Ieri di nuovo tutti all’ingresso dello stabilimento, fino ai tafferugli con la security culminati nell’inedito episodio delle “pistole elettriche” usate nei confronti dei manifestanti. Due hanno avuto bisogno di cure mediche all’ospedale di Legnago.

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